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Modelli Uffici Tributi

Questionario sull’organizzazione degli uffici tributi

Per migliorare la qualità dei dati, abbiamo ritenuto opportuno elaborare un breve questionario per i funzionari degli uffici tributi dei Comuni di piccole e medie dimensioniper analizzare anche le opinioni e le valutazioni di chi opera quotidianamente a contatto con i contribuenti.
Il campione considerato è assolutamente parziale e si limita a poco più di 130 dipendenti operanti negli uffici tributi di Comuni di piccole e medie dimensioni, che hanno espresso la disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Nel ringraziare coloro che hanno partecipato con cortesia e professionalità al questionario, segnaliamo che i Comuni individuati sono riferiti alle Regioni della Toscana, della Sardegna, dell’Umbria, dell’Abruzzo e ad alcuni territori della Campania e della Lombardia.

L’analisi non ha quindi valore scientifico, ma ha l’obiettivo di aprire una finestra sui giudizi e sulle valutazioni di chi opera a contatto con i contribuenti e con le problematiche giornaliere derivanti dall’applicazione e dalla gestione della fiscalità locale.

Le risposte fornite aiutano anche a comprendere le diverse dinamiche organizzative di enti locali, talvolta anche limitrofi , che determinano risultati non uniformi in termini di accertamento e riscossione coattiva.

Il lettore potrà inoltre elaborare in autonomia le risposte alle domande formulate, al fine di comparare la situazione del proprio ufficio tributi, con i valori percentuali delle diverse risposte formulate dai colleghi di altre realtà territoriali.

Peraltro, le 26 domande poste sono state suddivise per categorie, chiedendo inizialmente dati oggettivi, statistici e organizzativi, per poi passare alle procedure e ai dati della riscossione e, a seguire, alle stime di evasione presenti sui propri territori.

Nell’ultima parte sono state formulate domande sulle criticità e sulle priorità rilevate nell’attività lavorativa e sui livelli di soddisfazione delle procedure di riscossione coattiva tramite ruolo e atto d’ingiunzione.

Riportiamo di seguito i risultati del questionario, lasciando ampia autonomia al lettore nella valutazione e nell’interpretazione delle riposte e delle percentuali che emergono, tenuto conto che le risposte sono state formulate, garantendo la piena riservatezza degli intervistati, al fine di ottenere giudizi reali e meno formali.

Il questionario stimola alcune riflessioni che vale la pena approfondire, soprattutto dove vi sono risposte percentualmente orientate e quindi opinioni che raccolgono la vasta condivisione dei responsabili e dei dipendenti degli uffici tributi.

Sono però altrettanto interessanti alcuni dati che emergono in alcuni quesiti, più di carattere organizzativo e regolamentare, che manifestano una disomogeneità nelle procedure e nelle regole adottate dai diversi Consigli comunali.

Prendiamo, ad esempio, il caso del numero massimo di rate mensili previste per la rateazione dei debiti tributari.
Il 31% ha fissato una rateazione massima tra sette e dodici rate, ma i restanti Comuni hanno assunto scelte molto distanti tra loro, in alcuni casi fi no a un massimo di sei rate e in altri casi addirittura oltre sessanta.

Una tempistica che talvolta è collegata ai valori delle somme oggetti di dilazione, ma in altri casi una eccessiva fase temporale della procedura di rateazione, soprattutto per somme non significative, rischia di generare costi di verifica e di rendicontazione che tendono a rendere antieconomica la stessa attività di riscossione pluriennale.

Entrando nel merito delle tematiche oggetto della presente pubblicazione proviamo a comprendere gli orientamenti che emergono dalle risposte fornite su tre specifici argomenti: l’attività di accertamento, l’attività di riscossione coattiva e le principali criticità gestionali.
 
L’attività di accertamento che emerge dal questionario, evidenzia una tempistica dei controlli medi troppo in prossimità dei termini di prescrizione, fissati dal legislatore nel 31 dicembre del quinto anno successivo all’anno in cui è stata commessa la violazione.
I controlli risultano infatti eseguiti, nel 40% dei casi, a cinque anni e nel 26% dei casi, a quattro anni; sono modeste le percentuali dei Comuni che eseguono gli accertamenti a due anni dall’anno d’imposta, appena il 6%.

Interessante invece la percentuale media di evasione riscontrata ai fini Imu che si colloca, nell’ampia maggioranza dei casi, tra il 6% e il 20% del gettito ordinario, con un numero di ricorsi inferiori, nel 72% dei casi, all’1% degli avvisi di accertamento notificati.

Risultano invece piuttosto sorprendenti e contraddittori gli esiti delle percentuali medie di riscossione degli avvisi di accertamento e della riscossione coattiva.
La percentuale media di incassi volontari, nei sessanta giorni successivi alla notifica degli avvisi di accertamento o tramite la procedura della rateazione, risulta profondamente diversificata tra i vari enti locali, con valori che tendono ad estremizzarsi.
 
Il 12% dichiara che l’Amministrazione incassa meno del 20% dei valori accertati, mentre il 19% degli intervistati stima una riscossione superiore al 60%; una forbice molto ampia in cui si colloca il restante 69% dei Comuni con valori non omogenei.

La stessa considerazione, seppure con effetti visivi meno appariscenti, emerge dalla media di incassi della riscossione coattiva degli accertamenti: il 10% stima un incasso dalla fase coattiva inferiore al 5%, mentre il 13% attesta una riscossione di oltre il 50% delle posizioni coattive.
Se le percentuali di incasso divergono anche sensibilmente, il giudizio sulla qualità del la riscossione coattiva tramite ruolo risulta insufficiente per un Comune su due, mentre il giudizio sullo strumento dell’atto d’ingiunzione risulta insufficiente per il 29% degli intervistati.

Passando ad analizzare le criticità e le maggiori difficoltà riscontrabili nell’attività lavorativa presso l’ufficio tributi, il sondaggio evidenzia risposte maggiormente convergenti sulla necessità di garantire aggiornamento, bonifica banche dati e formazione, tenuto conto che le maggiori difficoltà operative sono individuate nella scarsa chiarezza delle norme e nelle risorse umane insufficienti.
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